venerdì 17 agosto 2018

Recensione Dead Cells: tutto lo yoga di cui avete bisogno | Nintendo Switch - [ad_1]

Non riesco a superare il quinto livello di Dead Cells eppure non riesco a smettere di provarci. Ormai chiudo i primi carico di punti vita, con le armi un po’ potenziate, con la tecnica di cui mi fido. E invece sbaglio qualcosa, son precipitoso: mi sento forte e mi viene da sperimentare una mossa diversa, un colpo volante. Tac, finisco sempre morto. Non che il mio personaggio sia vivo, intendiamoci: è morto per definizione. Ma finisco i punti vita e devo iniziare tutto da capo. Sempre tutto da capo.

Dead Cell è un gioco 2D a scorrimento (principalmente) orizzontale nel quale si ha una sola vita. Non ci sono punti di salvataggio o checkpoint. I livelli vengono rigenerati ad ogni tentativo e per questo sono sempre diversi. L’obiettivo è uscire dalla prigione senza morire, uccidendo strane mutazioni e rovistando tra i cadaveri, con in mezzo tutta l’esplorazione necessaria a trovare cellule blu, oggetti e incantesimi, compresi i rarissimi capaci di restare con noi dopo la morte. Se guardiamo in profondità c’è molto altro: passaggi segreti, pozioni da comprare, prigionieri da interrogare, scelte che cambiano poi lo sviluppo del gioco. E anche fortuna: nella mia miglior partita, mi è capitata subito un’arma potentissima.


Nelle mie partite, a grandi linee, ho sempre due scelte: o avanzo con una tecnica basata sulla difesa e sul combattimento ravvicinato; quindi prima paro e poi attacco, sfruttando quella piccola protezione dei punti vita che lo scudo, anche il semplice in legno, mi garantisce. Oppure mi affido all’arco, agli attacchi a distanza; sparo frecce dalle piattaforme, colpisco di frusta, uso la capriola per non farmi colpire. Credo che il gioco preferisca la prima tecnica: le abilità supplementari abbinate agli scudi sono le più costose; dall’altra, e conoscere il tempismo per una buona parata è vitale.

Una delle prime cosa da capire della dinamica di gioco è che solo i colpi dei nemici tolgono energia; il semplice contatto non causa danni. Quindi bene schivare con una capriola, saltare per evitare una freccia o una bomba, ma anche scappare e arrampicarsi, lanciare una granata congelante, lanciare una trappola a tagliola, e via con quel che il sistema ci propone.

La parte divertente di Dead Cells è proprio questa: uccidere, morire, fare esperienza e riprovarci, non produce solo ore di gioco. Il sistema sa dei nostri sforzi, ci riporta al momento della partenza con una certa considerazione. Alcuni personaggi fanno battute sui nostri tentativi. Gli oggetti “sbloccati” restano acquistabili (li vediamo all'inizio di ogni partita dentro ampolle di vetro appese al soffitto), e se abbiamo raggiunto il numero di cellule blu necessarie a comprare un amuleto, ecco che possiamo ripartire con un certo numero di monete d’oro, con una pozione per ripristinare i punti vita al bisogno, con un'arma migliore.

Dead Cells ha un senso di progressione impressionante. Riprovarci non è una questione di divertimento; è la sensazione di essere più pronti del round precedente, più preparati. La voglia di mettersi ancora alla prova. Il gioco è progettato per non essere frustrante, volendo veloce volendo riflessivo - per quando la generazione casuale dei livelli possa essere cattiva, a volte - ma anche impossibile da comandare senza pratica e strategia. Se non siete coperti o accorti nel modo giusto rischiate di essere sconfitti dal nemico più banale.

Ci sono armi a non finire (circa cinquanta, tutte meritevoli), ci sono nemici di tutti i tipi, ci sono porte aperte a tempo (Dead Cells si presta agli speedrun), ci sono porte chiuse da chiavi di cui non ho capito ancora a chi chiedere. E ci sono boss finali. Magari la logica dei loro attacchi è un po’ prevedibile, magari gli schemi si possono memorizzare, ma resta una varietà tale da alzare sempre il livello di sfida. Anche perché, queste carogne, possono collaborare pur di farvi fuori. Ed hanno abilità più evolute delle volte, soprattutto quando il nostro personaggio non è stato potenziato.


La realizzazione tecnica si merita diversi complimenti. Su Switch, in modalità console, ci sono cali di framerate con circa 10 nemici sullo schermo; niente di influente perché in quei momenti avrete altro a cui pensare. A differenza di altri indie, Dead Cells è comodo sul piccolo schermo di Switch; gli elementi scalano e la piacevolezza resta.

La grafica 2D usa una palette colori mai scontata, e gli scenari, contestuali all’umore del livello, sono un piacere da lasciar scorrere. I personaggi sono animati con un ottimo gusto e, soprattutto, generano delle collisioni fluorescenti rinforzate da effetti sonori crudi e realistici. Sciabolate, parate, catene, rantolii dei mostri, porte che sbattono, porte distrutte, il diffondersi delle fiamme dopo un colpo dall’alto, il ghiacciare delle bombe di gelo - rendono benissimo anche sugli altoparlanti mediosi della console Nintendo. E non parliamo delle musiche! Dead Cells ha una colonna sonora bella quanto lo stesso gioco, costola del divertimento globale al pari delle armi, delle esplosioni, del sangue che resta sulle palle chiodate. Finirete per canticchiarla, è sicuro. O per pubblicare una cover su Youtube. Dead Cells OST è disponibile su Spotify ed è attualmente in pre-ordine la versione in doppio vinile. L’autore è Yohann Laulan; cercatelo su twitter.

Considerazioni finali

Tutte la parole di questa recensione ci portano ad una conclusione ordinaria: prendetelo. Dead Cells non è un’improvvisata. Il suo sviluppo ha una storia che parte da Steam, che si migliora sotto i consigli della comunità, e che arriva adesso su tutte le piattaforme. Questa spremuta di “azione, strategia e bestemmie” si chiama, in gergo, metroidvania, ed è un genere di azione e di avventura parecchio diffuso tra gli indie. Motion Twin, la software house francese dietro al gioco, aggiunge meccaniche da roguelite e si ispira a titoli già noti agli appassionati. Le uniche critiche della comunità riguardano proprio questa mancanza di originalità. Dead Cells poteva proporre metodi un po' più innovativi, azzardare qualcosa.

Ma se vi trovate a leggere questa recensione probabilmente ne siete consapevoli. Magari avete letto qualche articolo ai tempi dei test su PC e adesso vi state chiedendo se la versione finale è ugualmente adorabile. Sì, lo è. Consigliato a chi non conosce la categoria perché è intrigante come pochi. Consigliato a chi l’ha fatta familiare perché è uno dei migliori della sua specie. Per chi, come me, non è così "dentro" il settore da non riuscire più a vedere l'insieme, per chi gioca quei 20 minuti la sera convinto che sia questo tutto lo yoga di cui ha bisogno, per chi vuole divertirsi con un’impresa: Dead Cells è una perla da non lasciar passare. Kill, die, learn, repeat. Non occorre altro.



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Sorgente articolo: HDblog.it https://goo.gl/BXQMkg

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