Gli Stati Membri dell'UE sembrano aver deciso: il Regno Unito non avrà accesso illimitato al programma satellitare Galileo. La misura, proposta dai funzionari di Bruxelles nella giornata di martedì 12 giugno, ha raccolto il sostegno dei 27 Stati Membri e si inquadra nella delicata questione delle manovre relative alla Brexit.
Oggetto del contendere, in questo caso, è il sistema di navigazione satellitare Galileo, progettato allo scopo di competere con l'egemonia degli Stati Uniti (e del loro GPS) per quanto riguarda i sistemi di posizionamento globale. Una volta operativo, con i suoi 30 satelliti artificiali orbitanti fornirà informazioni accurate su posizione, navigazione e tempistiche che saranno utilizzate da governi, cittadini, industrie e militari.
Anche le aziende del Regno Unito hanno contribuito alla sua progettazione e costruzione, che è costata circa 8 miliardi di sterline (di cui, stima The Guardian, 1 miliardo proveniente dalle tasche dei contribuenti britannici). Sostenendo che la propria esclusione dal progetto comporterebbe l'esborso di 1 miliardo di euro in più - e minacciando danni irreparabili nel campo della cooperazione in materia di sicurezza - il Regno Unito aveva richiesto di rimanere coinvolto nel progetto con uno status simile a quello tenuto finora.
Tuttavia, la Commissione Europea ha respinto le richieste, adducendo come motivazione che un Paese ritiratosi dall'Unione non ha diritto agli stessi vantaggi degli Stati Membri, e che la sua partecipazione renderebbe il programma di natura internazionale piuttosto che europea. Il Regno Unito è stato quindi ridotto al ruolo di "osservatore" sulle decisioni relative al progetto: potrà accedere al segnale militare sicuro di Galileo, ma non avere una conoscenza proprietaria dei suoi codici, della progettazione e dello sviluppo.
Nessuno status speciale dunque è stato concesso al governo britannico che, secondo quanto annunciato dal cancelliere Philip Hammond, starebbe sondando il terreno con altri partner al di fuori dell'Europa e degli Stati Uniti - forse l'Australia - per costruire un terzo sistema concorrente. Il Regno Unito ha anche minacciato di chiedere indietro i contributi già versati per il progetto. La diatriba rischia di influire negativamente sui negoziati più ampi relativi alla Brexit, un divorzio da 39 miliardi di sterline.
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