Perdonatemi il titolo ma sono voluto partire volutamente parafrasando la frase di Google pubblicata ieri a corredo di un video che, citando diversi youtuber internazionali, aveva l’intento di creare un forte hype per la presentazione di ieri cercando di dire, o meglio non dire, che forse qualcosa non era stato ancora svelato e che altro sarebbe stato annunciato.
Un’interpretazione che poteva essere vista come una forzatura ma che in realtà, guardando il video, non sembrava poter avere altra lettura se non quella che qualcosa di inaspettato sarebbe arrivato.
So you think you know… Tune in tomorrow to see for yourself. https://t.co/4zTwRXcn1x #madebygoogle pic.twitter.com/3IO3xaMaP8
— Made by Google (@madebygoogle) 8 ottobre 2018
Cosi voi pensate di sapere.
Voglio però partire con ordine e iniziare questo editoriale con la storia dei Pixel 3, una storia che, in redazione almeno, è iniziata con ironia, con una frase detta da me in redazione il giorno del rilascio della prima versione Developer Preview di Android P (al tempo non noto come Pie).
Vi immaginate se il notch messo da Google per gli sviluppatori fosse davvero cosi grosso e alto nei nuovi Pixel 3?
Questo il mio commento quando, smanettando nelle impostazioni sviluppatore, attivai il notch sul Pixel 2 XL per vederne l’effetto. Un placeholder come direbbero grafici e web master, un test giusto per dare un riferimento a sviluppatori e aziende… CREDEVATE È!!! (meme obbligatorio)
Invece no! Quell’enorme, antiestetico, alto Notch che rende le icone nella status bar di Android “fluttuanti”, ha iniziato a prendere concretezza e diventare credibile a fine maggio. Le prime immagini del prodotto, o meglio dei due Pixel 3, sono infatti uscite a fine maggio con i pannelli frontali che hanno dato il via ai primi render, al tempo con una dual camera posteriore.
Render che, per quanto grossolani e sbagliati nella parte posteriore, a guardarli oggi sono veramente molto vicini all’estetica definitiva dei Pixel di terza generazione. Da giugno in poi è stata la guerra a chi pubblicava il miglior render, la foto più dettagliata e il reportage più completo. Un vero e proprio susseguirsi settimanale di immagini, apparizioni e informazioni che non hanno colpito solo i Pixel ma tutte le novità che abbiamo visto ieri.
Commento – voglio sottolineare come, ormai, riuscire a tenere nascosto qualcosa online è davvero difficile in qualunque settore e, in quello tecnologico mobile, quasi impossibile. Spesso però sono le stesse aziende ad alimentare leak e indiscrezioni in accordo con alcune divisioni locali e personaggi noti del web. Una sorta di fuga controllata di informazioni che servono non solo a mantenere vivo l’interesse per quel dispositivo, presentazione o azienda, ma anche a capire il sentimento del web, ovvero capire quanto la strada scelta sia quella che poi i potenziali acquirenti apprezzaranno o meno. Nel caso dei Pixel sono convinto che la cosa sia letteralmente sfuggita di mano a Google che ne ha perso il controllo totale.
Il 23 agosto però è arrivata la “perla” l’anticipazione delle anticipazioni e il leak che non ti aspetti: la recensione completa del Pixel 3 con foto, dettagli software, immagini, test della fotocamera e molto altro ancora. Tutto, ma veramente tutto fu scritto in quella recensione, con dettagli software di ogni tipo, test completi e qualunque dettaglio ci si potesse immaginare. Insomma, una recensione in pompa magna senza alcuna incertezza.
A quel punto poco si poteva fare e la tragicommedia dei Pixel 3 è comunque continuata con prodotti trovati qua e là, persi in modo bizzarro e comprati al mercato nero (dove mio padre un topolino comprò).
Non sono mancate comunque altre novità legate al Pixel Slate, il Tablet 2-in1, al Google Home Hub, alle cuffie (tra l’altro presenti anche nella recensione russa) e alla basetta di ricarica wireless.
La ciliegina è però arrivata a pochi giorni dalla presentazione di ieri: Pixel 3 XL già in vendita a Hong Kong con tanto di confezione e tutto regolare e ufficiale. Engadget ha fatto lo scoop, anteprima, video lasciando però il dubbio su specifiche e funzionalità complete (come a dire… speriamo che Google mostri qualcosa che non sappiamo di questo prodotto stra anticipato).
Riassumendo in questo modo gli ultimi 4 mesi di leak, omettendo alcuni elementi secondari e particolari che rendono la presentazione di ieri quasi una soap opera tragicomica, non è che noi crediamo di sapere… siamo certi che tutto quello che abbiamo visto, letto e scritto, sia esattamente ciò che Google ha presentato, ne più ne meno.
Impara larte e mettila da parte ignorala proprio
Ora, come ho scritto nel commento sopra, Google ha avuto tutto il tempo di capire che, forse, la rete non è che stava accogliendo proprio a braccia aperte il notch e il mentone del Pixel 3 XL. Il “piccolo” Pixel 3 diciamo che è passato subito in sordina, faceva poco rumore e non era particolarmente amato dalla stampa visto che non faceva “clickbait”.
E per quanto si dica che a Google di vendere i telefoni non gliene frega nulla e che i Pixel non sono prodotti che servono all’azienda per fare profitto o imporre qualcosa sul mercato, è altrettanto vero che Google è una multinazionale, è quotata in borsa e ad ogni sua azione corrisponde una reazione che potrebbe anche non essere proprio positiva.
Pensare bene alle strategie, per quanto la divisione mobile possa essere ritenuta marginale, non è un’opzione da considerare, ma qualcosa di cui tenere seriamente conto.
Commento – e più leggo, guardo il percorso dei Pixel e di Android Pie e più che penso che questi Pixel 3 siano stati pensati e realizzati lo scorso anno e che già con la prima dev. Preview i prodotti fossero belli che finiti, pronti o semplicemente da produrre in massa (primo trimestre 2018). Cosa che non mi stupirebbe ma che comunque limita molto il margine di miglioramento che Google avrebbe potuto avere pensando questi dispositivi in modo diverso.
Dunque Google ha semplicemente ignorato le reazioni, il buzz tendenzialmente negativo, la titubanza verso quel notch espressa in modo unanime dalla rete e soprattutto ha ignorato quello che c’è intorno. Non esiste nessun prodotto con notch cosi alto, neanche Essential Phone che lo ha “alto ma stretto”. Non esiste nessuno smartphone che abbia cornici anteriori cosi tanto asimmetriche e che abbia una differenza cosi importante tra parte superiore e inferiore (oddio forse qualche cinesone economico lo si potrebbe anche trovare).
Quel che c non manca sicuramente
Ora, parliamoci chiaro, non sto dicendo che i nuovi Pixel siano prodotti scarsi o poco interessanti. Tutt’altro. Sono prodotti che offrono le ultime soluzioni hardware disponibili sul mercato, un design comunque riconoscibile e sicuramente materiali eccellenti, qualità costruttiva ottima e tutti gli elementi al top della categoria. È quindi indubbio che quel che c’è non manca sicuramente, ma è proprio quello che non c’è, che manca e si fa sentire.
Non me ne frega nulla di avere 6GB di RAM su Android stock, l’ottimizzazione fa la differenza e non ci sono 40 app Samsung aperte dal sistema. Ma è chiaro che per 999€, prezzo base, se non mi offri un design moderno e un minimo accattivante rispetto ai competitor, mi devi almeno dare diverse ragioni per le quali io possa scegliere il tuo smartphone.
La fotocamera è sicuramente una di queste buone ragioni ma: è singola e tutto si può dire di bello, ma di sicuro uno zoom ottico 2X non lo fai con la stessa qualità di quello che faresti con un telephoto e un grandangolo non lo fai se hai una sola ottica. Inoltre la funzionalità migliorata per la notte arriverà… insomma non c’è e non ci sarà il 2 novembre quando lo comprerete (a meno che non siate di Hong Kong e lo abbiate già, magari c’è anche questa funzione – ironia off).
La fotocamera doppia anteriore è un passo avanti molto importante e Google ci ha puntato molto ma... Avete presente il Mate 20 Lite che a 299€ (399€ con Band 4) ha 2 fotocamere anteriori con AI e HDR e Notch sottile?
Il Notch non ha nessuna funzionalità avanzata di sbocco. Non ha il rilevamento 3D del volto nonostante la doppia fotocamera anteriore. Non c’è un flash anteriore (lo cito perché comunque sul mercato ci sono prodotti che lo hanno). Non c’è in pratica nessun motivo che ne giustifichi l’altezza e grandezza generale.
Il Jack da 3.5 non c’è, nessuno se lo aspettava e nessuno si sarebbe sognato di trovarlo ma… non c’è è un dato di fatto ed è una mancanza e, che si utilizzi o meno, sul mercato altri prodotti dello stesso prezzo o inferiore lo hanno…
La memoria non è espandibile, non è dual SIM. La MicroSD nessuno l’ha mai ipotizzata e da sempre manca sui Pixel ma, appunto, manca. Dual SIM rimane cosa per altri.
Potrei andare avanti ancora citando la batteria non enorme, sebbene grande e potrei aggiungere che spendere 999€ per il modello 64GB non ha alcun senso quando a 1099€ c’è il 128GB… ma non sarebbe stato meglio fare un 128GB a 999€ e un 256GB o 512GB più caro e allinearsi alla concorrenza più cara offrendo comunque tanta memoria? Di fatto i Pixel 3 non hanno SD e entrambe le varianti potrebbero sembrare “limitate” per molti.
Torno quindi con la frase che ha dato il via a questo paragrafo sintetizzato: mi devi almeno dare diverse ragioni per le quali io possa scegliere il tuo smartphone. Ecco io queste ragioni non ce le trovo e per quanto mi sforzi a cercare di trovarle e mi convinca di quanto i Pixel siano la perfetta sintesi tra hardware e software Android e la miglior esperienza mobile disponibile sulla piattaforma Google, faccio fatica a premere aggiungi al carrello.
La fotocamera farà foto incredibili, il sistema sarà fludissimo, gli aggiornamenti arriveranno subito e chiunque acquisterà questo smartphone non potrà che trovarsi bene ma… dove è l’innovazione - o forse sbaglio la domanda: l’innovazione passa ancora dall’hardware?
Linnovazione passa ancora dallhardware?
Riprendo la chiusura per iniziare questo paragrafo e dare una nuova lettura a quello che alla fine è stato tutto il percorso di Google negli ultimi anni, presentazione di ieri compresa. Ormai innovare nel settore tecnolgico è davvero difficile, tutto è un affinamento di un qualcosa che già va benissimo e lo vediamo tutti i giorni con dispositivi a 300 o meno che fanno tutto bene e che offrono un’esperienza generale appagante per la maggior parte delle persone.
Finchè non esce qualcuno con batteria all’erba pipa (passatemi l’ironia ma le batteria dalla birra sono apparse), con ottiche non più formate da lenti o vetri ma da qualche altro magico materiale, con display olografici, trasparenti e flessibili (oddio in realtà forse ci siamo quasi), l’innovazione passa dal software e l’hardware diventa semplicemente un contenitore, una scatola e un qualcosa di necessario perché, purtroppo, il software non possiamo impugnarlo e non è qualcosa di fisico.
Google in questo è avanti a tutti, è davvero un livello sopra qualunque altro brand nel settore. Ha accesso ad una quantità di dati praticamente illimitata, conosce le abitudini di chiunque e riesce ad analizzare una mole di informazioni talmente alta da poterla riutilizzare, in modo intelligente e rispettando privacy e sicurezza, per affinare i propri servizi e l’esperienza che offre sui suoi prodotti.
Google Assistant, Google Lens, Google Camera e il suo algoritmo, Google Foto, Gmail, Google Search, Translate e qualunque altro servizio che vi possa venire in mente lo diamo per “scontato” e spesso non ci soffermiamo a capire quanto sia complesso e davvero avanzato il sistema che sta dietro ad una semplice query o interpretazione di una foto. Poter organizzare scatti in modo automatico, far capire ad una galleria immagini che quella e altre 1000 foto sono di tuo figlio e crearci un album in 30 secondi, senza errori… inquadrare una borsa e avere il link diretto all’acquisto, pagare con lo smartphone ovunque e via dicendo, non sono soluzioni software per nerd. Sono funzionalità che migliorano la nostra “vita”, l’esperienza quotidiana con i nostri device, che ci facilitano le cose senza quasi che ce ne accorgiamo e che sono oggi i veri valori aggiunti.
Pixel 3XL ha solo 4GB di RAM e non fa video in 4K a 60fps ma sono davvero queste le cose che cerchiamo in uno smartphone? Barattereste i servizi Google come Assistant, Pay, Foto per una tripla fotocamera, MicroSD e 8GB di RAM?
Se la risposta è si, banalmente i Pixel non sono i vostri smartphone, l’evento di ieri sarà per voi stata una delusione e sarete i primi a criticare l’operato di Google. Al tempo stesso avrete una pletora di prodotti alternativi tra cui scegliere e con prezzi anche nettamente inferiori.
Se però trovate nel software, nell’ecosistema Android e nell’essere sempre sulla cresta dell’onda delle novità, non sono certo io o questo editoriale il motivo per il quale avete già messo nel carrello il vostro nuovo smartphone Google.
NOT PINK...
Voglio concludere questo editoriale con altri due elementi che mi hanno lasciato perplesso. I Pixel, prima ancora i Nexus, non sono mai stati prodotti per la massa, dispositivi in grado di suscitare l'interesse delle persone non amanti della tecnologia e non capisco come Google possa pensare tutta una presentazione mostrando e incentrando l'attenzione sul colore Rosa.
Ok, è una novità cromatica dei nuovi Pixel e prodotti presentati ma il Not Pink già nel nome stesso è una contraddizione sul nascere. Se non sei rosa, evita di essere rosa forzatamente: se non ti sei mai avvicinato al pubblico di massa, evita di fare una presentazione con telefoni rosa, home hub rosa e forse invece di pubblicare immagini stampa di tutta la Pink Not Pink Family, magari scegli una colorazione White Yes White se mi passate l'ironia.
Il Not lo voglio usare anche in modo decisamente negativo nei confronti di Google, di una multinazionale che vive sul web, che fa di internet il suo mondo principale e che realizza siti per qualunque cosa e che riesce a sbagliare in modo grave e senza alcuna giustificazione le caratteristiche dei sui prodotti lanciati ieri e di cui si sa tutto da mesi.
Parlo della pagina specifiche tecniche del Google Store dove, ancora questa mattina, le informazioni della batteria del Pixel 3 XL sono mancanti, ovvero nella sezione batteria si evince in modo inequivocabile che Pixel 3 e Pixel 3 XL hanno la stessa 2915mAh. A questo si aggiunge il fatto che fino almeno a mezzanotte di ieri, il Pixel 3 XL aveva risoluzione FHD+ con 553ppi. Errori grossolani, inaccettabili per un azienda come Google, non ammissibili su una pagina ufficiale di una multinazionale e che denotano una totale mancanza di controllo, attenzione e cura dietro a tutta la questione Pixel.
Rimango dunque ancora una volta scettico sulle politiche Google, sul quel modo di fare troppo da sviluppatore, troppo beta, dove spesso vengono buttati sul mercato prodotti, funzionalità, software, ecosistemi e applicazioni acerbe, di cui neanche Google ha chiaro cosa farci e cosa farne in futuro. Il numero di progetti nati, pubblicizzati in pompa magna e morti dopo qualche mese/anno è enorme e tutto questo si riflette anche sul web e sulla ricerca (potrei citare i siti responsive che furono spinti tantissimo da Google inizialmente).
Google+ è appena morto e continueremo a non vedere il Pixel Slate in Europa (Italia) e a considerare ChromeOS un qualcosa di effimero, di presente nell'internette ma di non tangibile. Continueremo a sperare in Andromeda/Fuchsia e al tempo stesso lotteremo con Android GO che promette le stesse cose che aveva promesso Android One copiando modalità e diffusione iniziale ma riportando il mondo smartphone indietro di 4 anni, sia a livello hardware sia per piacevolezza software (e non venite a dirmi che in India con 40€ si compra un Android GO e son tutti felici visto che l'esperienza è disastrosa).
Insomma, Google fa e disfà in un ciclo continuo di cambiamenti, riscritture di codice e cambi di interfaccia mobile che alla fine portano solo ad un unica inconfutabile verità: confusione, tanto lavoro per gli sviluppatori e poca coerenza generale.
Not Pink, Maybe Google, what did i miss?
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